• Titolo originale: Sayonara Kabukicho
  • Regia: Hiroki Ryuichi
  • Cast: Shota Sometani, Atsuko Maeda, Lee Eun Woo, Asuka Hinoi, Miwako Wagatsuma, Shugo Oshinari
  • Sceneggiatura: Haruhiko Arai, Futoshi Nakano
  • Fotografia: Atsuhiro Nabeshima
  • Colonna sonora: Ayano Tsuji
  • Luci: Meicho Tomiyama
  • Produttore: Osamu Fujioka
  • Produttore esecutivo: Tadayoshi Kubo
  • Anno: 2014
  • Paese: Giappone
  • Durata: 136'

Tokyo Love Hotel

Il ritmo del film è incalzante dall’inizio alla fine, con sprazzi da thriller mescolati in un mix diretto con sapienza dal pupillo del soft-core Ryuichi Hiroki.   
Richard Kuipers, Variety

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Sesso. Umorismo. Speranza. Destino. Hiroki Ryuichi, sorridente bad boy del cinema giapponese, fa ruotare la bizzarra storia di Tokyo Love Hotel attorno a queste parole. Anzi: le storie. Sì, perché Tokyo Love Hotel è un racconto corale, un irresistibile racconto corale, dove le combinazioni o i cortocircuiti fra sesso, umorismo, speranza e destino disegnano cinque coppie sull’orlo di una crisi di nervi (e qualche single non meno borderline).

Tutto si svolge nell’arco di un giorno e di una notte a Kabukicho, il quartiere a luci rosse di Tokyo, sotto lo sguardo stralunato e rassegnato del giovane Toru. È lui che dirige, con pigrissima rassegnazione, lo squallido Atlas, uno dei tanti alberghi dell’amore, ed è sempre lui che, suo malgrado, fa da sponda al via vai, alle tresche, ai naufragi dei personaggi: amanti clandestini, ragazze fuggite di casa, finti talent scout, vere attrici porno, escort malinconiche, fidanzati ignari, donne delle pulizie che non sono chi dicono di essere, clienti che s’innamorano, aspiranti artiste che non disdegnano le scorciatoie.

Tokyo Love Hotel, come una partitura di Altman, disegna il mosaico di un’umanità fin troppo umana, incline ai segreti, alle bugie, agli inciampi, alle cadute, ma, nonostante un DNA perdente, ancora capace di sognare. Ancora capace di credere che lasciarsi Kabukicho dietro le spalle (Sayonara Kabukicho, ricordiamo, è il titolo originale) non sia necessariamente una missione impossibile… Presentato l’anno scorso in Italia durante il Far East Film Festival di Udine, e accolto davvero calorosamente (applausi, risate, un po’ di inevitabile commozione), Tokyo Love Hotel segna il grande ritorno di Hiroki Ryuichi all’antica matrice indie: una brillantissima “vacanza” da quell’universo mainstream che, dopo la gloriosa gavetta nel circuito dei pinku eiga (i mitici softcore giapponesi), lo ha portato sotto i riflettori internazionali con piccoli capolavori intimisti come Vibrator, nel 2003, e It’s Only Talk, nel 2005.

Recensioni

Hiroki rende ogni rapporto fra i personaggi significativo e divertente, sfoderando una gamma che va dall’esilarante al commovente.      Kwenton Bellette, twitchfilm.com

Sfruttando il genere dell’hotel movie e dandogli una leggera svolta indie, Tokyo Love Hotel esibisce un cast d’eccezione e performance solide.                                                                                                                                                                                                            Derek Elley, Film Business Asia